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LA PRIGIONE. DI EDIMBURGO
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LA PRIGIONE
MELODRAMMA SEMISERIO
IN TRE ATTI
DA RAPPRESENTARSI
NEL REGAL TEATRO CAROLINO
nell9 inverno del 1840. *
PALERMO
STAMPERIA DI FRANCESCO LAO
Salita dei Crociferi num. 86.
V
1840
A spese e proprietà del detto tipografo ,
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MUSIC LIBRARY «NC -CHAPEL H1LC
Un giovine scozzese d'alti natali si trovò compromesso in una delle fazioni , che negli ultimi secoli tanto agitarono la Scozia . Co¬ stretto ad evadere per la propria sicurezza tro¬ vò ospitalità in una capanna duna vecchia , la quale aveva una bella figlia per nome Giovan¬ na , e di carattere ingenuo . Questa s ’ invaghì perdutamente di Giorgio (nome del giovine ri¬ fuggito ), che non potè corrisponderle , per es¬ sere già avvinto in nodo conjugale con Ida , leggiadra contadina , che sposato lo aveva di nascosto alla propria famiglia , supponendo che Giorgio non fosse di grado troppo dissi¬ mile al suo. Giorgio perseguitato da suoi ne¬ mici, dovè lasciare la consorte e ricovrarsi in una nave di controbbandieri . Vagò alcuni mesi con esso loro , ed accattivandosi il capo de me¬ desimi lo indusse a ricondurlo nel paese ove la¬ sciato egli aveva la moglie . Giuntovi appena,
ei seppe da Jda che dopo la partenza di lui trovossi incinta , e che aveva dato alla luce un bambino . —
Frattanto la bella Giovanna rimasta orfana , andava in traccia di Giorgio ; ma la misera fanciulla era per amore impazzita . Ella ca¬ pita nel villaggio d' Ida , vede il bambino di lei , riconosce in lui f effìgie di Giorgio , lo in¬ vola alla madre , e ne ha tutta la cura.
Si sparge la voce che il figlio di Ida è scom¬ parso. La misera è creduta matricida e proces¬ sala per ordine di Lord Argyle (padre di Gior¬ gio, che si era recato in quelle campagne) e vien condannata a morte.
Le carceri eran colà piene di contrabban¬ dieri ed altri colpevoli. Costoro, per fuggire , destano in esse un incendio , il quale si comu¬ nica ad una torre contigua , dove Giovanna aveva riposto il figlio di Giorgio e di Ida. Mal¬ grado la propria demenza , Giovanna lo salva, ma questa infelice rimane vittima delle fiamme.
E innocenza di Ida ed il perdono che Lorc Argyle dà al figliuolo , pentito de ’ suoi travia¬ menti, servono di sviluppo a ques fazione dram¬ matica.
DUCA D^ARGYLE
SlG. BASILIO DE NINNIS.
GIORGIO
SlG. PIETRO ROSSI
IDA
SlG. ERMINIA BENZONI.
GIOVANNA
SlG. FRANCILLA PIXIS Cantante DI CAMERA DI
S. M. l’Arciduchessa M. Luigia duchessa di tarma.
, *
FANNY
SlG. ADELAIDE ORLANDI.
TOM
SlG. FILIPPO COLINI.
PATRIZIO
SlG. GIOVANNI GRIFO
Contadini d’ambo i sessi — Guardie del Duca Contrabbandieri — Soldati
La scena ò in Iscozia.
La musica e del Maestro Sig. Federico Ricci.
La poesia è del Sig. Gaetano Pucci.
Per brevità si sono virgolati alquanti recitativi e qualche
pezzo cantabile.
Maestro di Cappella Compositore e direttore
Sig. Pietro Raimondi Maestro di Camera di S. A. R. il Principe D. Leopoldo Conte di Siracusa, Direttore e maestro di contropunto e composizione del R. Con¬ servatorio di musica in Palermo, e socio corrispondente della reale Accademia delle Belle Arti in Napoli.
Maestro di Cappella
Sig. Andrea Monteleone socio onorario dell’Accademia Filarmonica di Roma, socio onorario delie Accademie Filarmoniche di Messina e di Palermo.
Maestro a cembalo e Direttore dei cori Sig. Agostino Lo Casto Supplimento
Sig. Antonino Scaglione
ORCHESTRA
Primo Violino e Direttore dell’Orchestra Sig. Leonardo de Carlo Violino concertino Sig. Antonino Perez Primo Violino de’ secondi Sig. Pietro Perez Prima Viola
Sig. Giuseppe Muratori Seconda Viola Sig. Salvadore Auxilia Primi Violoncelli
1 Signori Vincenzo Bonetti — Ferdinando Monteleone socio onorario dell’Accademia Filarmonica di Roma.
Primo Contrabasso 'v Sig. Luigi Quveri Primo Flauto
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Sìg. EmMANUELE RAIMONDI Secondo Flauto Sig. Gaetano Perroni Ottavino
Sig. Eustachio de Simone Primo Oboe Sig. Leopoldo Cuciiel Secondo Oboe Sig. Gaetano Cuciiel Primo Clarinetto Sig. Domenico Ballo Secondo Clarinetto Sig. Andrea Ballo Primo Corno Sig. Giuseppe Troisi Secondo Corno Si’g. Ippolito Morreale
Prima Tromba Sig. Gaetano Troisi Seconda Tromba Sig. Pietro Cammarata Primo Fagotto Sig. Tommaso Gucernale
a Primo Trombone
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Sig. Gioacchino Caracàppa Timpani
Sig. Biagio Lupàrello Suggeritore
Sig. Gaetano Corelli
IMPIEGATI
Poeta dei R. Teatro Sig. Giuseppe Satio
• Architetti del R. Teatro Sig. Arcangelo Lauria Sig. Emmanuele Palazzotto Direttore del Palco Scenico Sig.' Ignazio Pellegrini
Sorvegliatole del Vestiario, Scenario, ed Attrezzeria Sig. Girolamo Ferrara Scenografo
Sig. Giuseppe Politi Capo Sarto Sig. Settimo Cane
Macchinista Sig. Giuseppe Pipi
ATTO PRIMO
SCENA I.
In fondo , da un lato , « z7 mare, dall altro
una collina praticabile , quale si trova un
casinetto a guisa di padiglione sul davanti va¬ rie abitazioni campestri .
Coro di contadini, arrivando dalla collina, indi FailBiy
Coro Allegro, o mietitori Il tuo lavor finì,
Doman di festa è il dì,
Trionfa amor.
Allegro, o mietitori Sotto il cocente Sol Il tuo sudor bagnò
Le spighe e il suol.
Il tuo vigor fiaccò.
Ma un guardo ai figli, a te...
Un sorrisili... cosi!!...
M’ invigorì,
E il Ciel di tanti cor I voti benedi.
: • *
Allegro, o mietitor Domati di festa e il dì,
Trionfa amor.
Fan.
Cono
Pan.
Coro
Fan.
Coro
Fan.
Coro
40
(Dalla sua casi). -
Qua, amici miei!
j
-,
?!
, > ' . 1 Fanny! ;
E del doman più bella : j : La festa diverrà; ; i l
L’amata mia sorella Ida, vi assisterà!...
Ida, d’ognun sospiro,
Ida! del borgo onore... ;
Al sen del genitore -
Tornò dalla città.
Beato ei ne sarà.
Intanto dei lavor
Prendete la mercè, -, ;
E d’ Ida per amor,
Una ghinea qui C€ (Mostrandola)
Evviva ! all’Ida onorT
AU’Ida nostro amor! (Si ritirano con Fanny)
SCENA II.
ì t # < .... . . j
Ida, sulla porta del easinetto; chiude e ripone la chia¬ ve, e scende lentamente.
I ì ! '' ‘ •
' « c • • i? •
Idv Pegno adorato di un ardente amore,
c C 4 > ! (Verso il casinetto)
Il sol conforto sei al mio dolore!
Se fosse a me vicino il caro bene,
Appien sarei felice;
Ma quel crudele a me non riede, e intanto Mi struggo in duolo e in piantò, i / . /. ,
y
De’ felici miei primi anni, ■;•*'?
Bel soggiorno vio; lo rn ora a le.
Ma tremante, tra gli affanni, omD Con rossor innoltro ii pièi. [£ c : [ Nel mistero è là riposta (Volgendosi al casinetto) Ogni gioia (tei mio cor.
Quante lacrime ti costa Sconsigliata, ini cieco amori. . j Coro Viva affida!. .. Eccola!... amica!
Ida bella! (Uscendo).
Fan. Suora amata.
Coro di dorme Un abbraccio!... y{)
Coro d'uomini Ben tornata!...1
IdA Ciel! che pena!... (Mal contenendosi)
Tutti 0 r con noi stai.
Ci godremo, danzeremo....
Ida Io. . . si. . . voi. . . ah ! a - : j
F AN. e Coro (Osservandola) Ma COs’ hai !
Gemi? tremi?
E piangi?
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Ida (Sforzandosi) Io ? rido...
Tutti
Ma perchè?
IdA (AlFandosa) (All!...)
Tutti Ti volti in Jà? ;
Ida Vecchio, infermo il padre amato (Con pena) Pianger... ei... tremar mi fa.
Fan. e Coro Nel tuo seno il padre amato, Consolato or sanerà. ■ ^
- - Te cori noi benedirà!... : : '
Ida Ah! rinasce nel mio petto ,
12
La speranza al vostro accento;
Dolce raggio di contento Serenando il cor mi va.
Se me il padre benedice,
Se il mio ben qui tornerà,
Ida ancor sarà felice,
Qui di gioie un ciel godrà.
Fan. e Coro Spera, sì sarai felice;
Di tue gioie ognun godrà.
Coro A diman.
Fan. Sì; a dimani; in compagnia
Passeremo un bel giorno in allegria.
(Il Coro parte)
SCENA III.
Ida e Fanny.
> -V • 4 * . « «j 0. . . H
Ida S’ei pur ci fosse!... E là intanto... più tardi Vi tornerò... Ma!... cielo!... (Verso il casino) Fan. Che c’è? che guardi
Con tal premura là?
IdA (Simulando) La!...lU Sai
Ch’io predilessi quel casin, nè mai Cosi caro mi lu. (Con espressione)
Fan. Ma pèrche tanto
Sei dunque trista ancora? w E forse più d’allora che, veggendo >3 Le tue pene ogni giorno più alterarsi,
>3 T’inviò nostro padre in Edimburgo 33 A divagarti, sono già sei mesi.
13
Ida x> Sei mesi eterni!... oh! sì.
Fan. » Ma prima assai
x> Io ti vedea cangiata, e rimarcai, w Al ritorno da quelle solitarie « Tue lunghe passeggiate, o là nel bosco » 0 in riva al mar, che avevi pianto.
Ida (Con emozione) (Oh affanno!)
Cara Fanny!...
Fan. v Forse che?... parla.
Ida Ah!... ch’io...
Fan. Ebben!
Ida (Volgendosi) Ma zitto. Alcuno là... (Verso la casa)
Fan. Si desta
Nostro padre. Io vi corro, (in atto di andare) Ida No, no : resta
D’un si caro dovere,
Cui mancai tosto, or lascia a me il piacere.
(Entra nella casa)
Fan. Mi fa ben compassione!... Non vorrei!
Ma temo che il suo male sia nel cuore.
E se mai!., qual romore!.. Ah! la Giovanna!.. Da un anno l’infelice Perduta ha la ragione, e se ne dice Causa amore.
Coro (dì dentro) La pazza !
Fan. Povera figlia !
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1 Lr^r.^xjominij donne, poi Giovanna e Fanny.
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Coro Largo!.; fate piazza!...
(Giovanna comparisce astratta lentamente, sorridendo sì ferma; si avanza, ed in tutta la sua azione e nella di lei lisonomia si scorge l’alienazione mentale. Il Coro sta a gruppi osser¬ vandola.) ' '
GlO. (foia ginandosi di avere un bambino)
Oh, come è vago amabile!
Somiglia al mio diletto.
Còlile sentia, baciandolo, 3
Balzarmi in petto il cor!..
Io gli sarò compagna y ■
- ; Mia calma ei nel dolor.
Per Ini sulla montagna Cogliendo andrò bei fior.
[iL. E quando ei piangerà,
Canzon gli canterò.
Ei mi sorriderà,
Sul sen me ’i poserò, r' - Ed ei vi dormirà
- Qual’ e dipinto amor*
Coro e Fan.
Ora e in un bel momento :
Ha un lampo di contento.
Poi la vedremo piangere, PS Poi tosto ballerà. .
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(biovanna si concentra, smania, cospira, pregarsi atterrisce: poi va calmandosi, come consolata da alcuni). )
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15
Gio.
Coro
Gio.
Cor© Ecco. . . ora tace.:** s'agita . . .
Geme... perchè?... chi sa?
t ì (Verso Giovanna scuotendola) 0 Giovanna Allegri!., è morta.
E chi? ...... ;
Gio. Ei verrà ; 1 aspetto (Un’altra !) E chi?
Là il mio diletto,.. Ei fra poco sbarcherà,
Ecl allora... (Lieta)
Coro (Secondandola) Feste!..
Gl°* Olisi!..
Coro Balleremo.
. d ? C. >
(jIO. (Accennando danze) Con Voi tutti.
Poi le nozze!., ciel!.. qui!., qui!..
(Fuori di se toccandosi la testa e il cuore, calmandosi poi, c con passione.) 1
Chi di voi conosce amore,
E le gioie ne provò,
Poi nei barbaro dolore D’abbandono, si trovò,
Ali! comprenda in quel momento Qual contento io sentirò.
Lo vedrete, mi direte Se il piu bello amor formò.
Coro Io con te piacer ne sento; ; '
A tue nozze ballerò.
(A lei rendef possa amore » La ragiori che le involò.
• .,q-\ >* *V' > i. ^
Dna notte! (a Gio..)
&V tu':
* 16
Gio. Buonissima v. L’aspetto
iy> Là nel bosco. . •
Coro • Ti guarda dal folletto,
E dalla strega, (il Coro si ritira)
SCENA V. '
Giovanna e Fanny.
Gio. Oh! ella e morta... la strega Che si dicea. mia madre.
Fan. (E si diceva v
La gran cattiva donna.) E sola adesso? Gio. Oh!., sola?., io sto con esso.
L’ immagine di Giorgio è sempre meco. Fan. Ma qual’ è questo Giorgio, che ha influito Tanto alla vostra sorte?
Gio. È un gran segreto!..
Grande!., e sta qui ri posto. (Toccandosi il cuore) Nella nostra capanna era nascosto :
Lo vedea... mi piaceva... e poi! ch’è nato? Ah!. .una notte., gli arcieri... e minacciato.. Mi abbraccia, e sfugge lor co’ nostri amici Controbbandieri, e via sul mar. D’allora Addio tutto per me. La mia ragione,
Il mio cor... tutta resistenza mia!..
Io piango... rido... canto...
Vorrei morir...; ma intanto
Amo la vita, ed avvi in tutto questo
E del male e del ben. Non si capisce;
, ,.,T 17
Ma se un giorno amerete,
Fanny; lo capirete. Un bacio. Addio !/Parte\ Fan. Addio! Di lei pietà senti buon Dio. (partC!
SCENA VI.
Giovanna rii ornando.
Ma, dove andava io dunque?..
Più non me ne ricordo. Ali! sì, sì, adesso... Quel hel bambino! egli mi attende.. ei piange Certo l’abbandonai
Non so più per quant’ore... ma chi mai Nella nostra capanna l’ha portato?..
E perche tutto solo Y ho trovato Su delle foglie secche?
Presso mia madre... morta?., poverino! Avrà fame... oh! sì, sì, la mia capretta A pascolar già fuori
E là in alto; corriamo... oh quanti fiori! (AvTi’clnandosi per la collina, scorge i rosai attorno il casino, e si ferma.)
Per lui sulla montagna Cercar volea dei fior...
Con queste fresche rose Parrà più bello amor.
Sul sen me ’l poserò...
(Si arresta con vivo moto di sorpresa, e mette Torecclno alla porta del casino.)
Ma quali grida oli Dio?
Egli.. sì., apriamo. È chiuso. Entrar vogl’io. (Cerca aprir la porta clic resiste; allora ella sforza l’ imposta della bassa finestra, e sale nel casino.)
18-
SCENA VII. ?
Toni, approdando con un battello.
Sulla poppa del mio brick Buoni sigari fumando,
Fra i bicchier facendo tich Col mio rum di contrabbando;
Là fra tanti scherzi e canti,
,Vk> > Co’miei bravi intorno a me, ... v
Vita allegra vo passando.
Là mi credo d’esser re.
(Si vedo Giovanna uscire dalla finestra del casino, richiudere la gelosia, e fuggire rapidamente per la montagna, portando qualche cosa sotto al suo mantello.)
Bello, il figlio di mia madre Nacque sopra una galera;
E per latte il suo buon padre . Non gli dava che madera.
Mia carriera ho seguitato,
Sopra l’acqua vissi ognor;
Ma una gocciola ingoiato Non ho d’acqua mai finor.
Sulla poppa dei mio brick. ec. ec. Presto è notte, e l’amico non si vede.
Ah! maledetti amori! non i miei,
Che nascon, passan, volan come i venti.
Ma quei gran sentimenti!..
E un corsaro d’amore come lui Lasciarsi prender!., ma è cosi. Cerchiamo \ i:^Se in quella fattoria vender possiamo Un bari! di ginepro. (Volgendosi)
SCENA VT1I.
19
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Giorgio, agiatissimo, e Tom. (Comincia a far notte.)
Tom !
Tiro.
1°M Oli! alfine!
Da un giorno l’aspettiamo. A bordo.
T»«o. Un’ora,
E poi son tcco.
Tom Ancora?
Ma...
Tuo. (Deciso) E necessario. *
Iom (Sciiorsoso) Forse la tua bella?..
Liio. Zitto! e là in aito fa la sentinella Nascosta fra quegli alberi.
Tom (Sorpreso) Che dici!..
Forse, che i nostri amici Delle dog ane!..
Vidi gente d'armi
L’om
Al villaggio vicino.
Al largo e tosto. Sai
In quale alto pericolo tu stai. - jio. Sì dolente, proscritto condannato...
Pom E stai qui? ma se mai per accidente T’ incontra quella povera ragazza,
Che hai fatto per amor diventar pazza?
Sib. Per pietà! pochi istanti. Tu non senti
fi -à$ (Viramcnte)
Quello eh’ io soffro.
- C hi :v(* l- w
Ma.*.
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20
Tom < • ,
Gio.
I costabili, riedi .
Tom E salperemo?
Gio. Sì, salperemo allora. (Smanioso)
Tom Ah! maledetti amori! un quarto dora!
(Parte verso la collina)
SCENA IX.
Vanne. Se ved
ACi i
s0.u3l
Giorgio poi Ida.
Gio. Ch’essa sia qui? la trovo al fin! oli cielo!..
(Verso la porta della fattoria
Come batte il mio core!.. avvampo... gelo... Decide un tal momento Di tutta la mia sorte.
Con essa lei contento,
O vo a cercar la morte.
7 . È l’unica speranza,
Per; cui respiro ancor. Entriam. Chi avanza? (Avviandosi verso la porta che s’apre, ei si ferma in disparte)
IdA (Uscendo con precauzione)
La luce già si oscura : ; ,
Posso tornar secura Là presso il mio tesor. (S’avanza)
GlO. (Con gioia riconoscendola) E d essa !
IdA (Fermandosi al veder Giorgio)
Oh Dio! parmi...
Idà (Con trasporto) ...
Giorgio! è ver! . Tu!
Gio.
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Ida Gio. Ida a 2.
a 2.
Ida ! Gio.
21
Sì, sì, son io.
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Nelle mie braccia...
Io ti rivedo!
O mio bell’ idolo !
Mio solo amor!
Appena il credo,
Par sogno ancor!
Celeste incanto!
Dolce momento!
Ah! di contento No, non si muor.
Non v’è... non Ve un istante Piu dolce a un core amante.
Io son felice appieno,
M* o o
i car presso a te. a a 1
Ali! mai così bell’estasi Non cessi mai per me.
Tornasti alfìn! sei mesi già... (Con passione)
Perdono :
Fu involontario, amaro l’abbandono, w Corsi i mar, ai capricci vincolato » Di que’ controbbandieri, che salvalo x> M’avean dalla prigiou. Ieri sbarcai : x> Tosto di te cercai, seppi che stavi >i Presso una tua parente in Edimburgo;
« Io vi corsi; ma tu n’eri partita » Da dieci dì; pensa qual’ io restai « Le smanie mie !
Ida
»
Sì,
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w Sì, dieci dì passal i ^ x> Nelle montagne presso quella donna r ' I a Ili cui iu mi parlasti, ; "
» Che te ascoso già tenne in sua capanna, Gio. » La madre di Giovanna! (Con disprezzo) x> Colei! Tu là...
Ida w Nei misero mio stato
Vile/» i’ [ . 1 . , •
» Mi sovvenni di lei.
Ma... che?
Gio.
Ida » Forza!
» A lasciar Edimburgo per timore.
Gio. » Per timori... f ■
Ida » Deli! pietà. Non più mister
» Del nostro amor, di un puro nodo... Gio. » E come?
Ida Vien meco al piè del mio buon padre, il nom Palesa ornai del tuo : Sì, è forza ornai Di parlar, scoprir tutto, l’onor mio...
Il tuo... sì... quella del tuo tiglio!
Gio. r- Oh cielo!.,
Ida Sì, Giorgio. Allor che mi lasciasti, in seno Portava già...
Gio , w
Ida Qui,
Mio figlio! ov’è?...
Gio
f ,
Andiamo.,
Ida Là... Adesso più non temo; se scoperta • Fossi pur...
Gio. Ida!.., Figlio!.,, (svariano)
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Tom, con ansia, cd incontrando Giorgio e Ida
rÓM All’erta!... all’erta!
Ali! ab! ah! Bel contrabbando!
' Mi consolo — -è quella?... è bella.
(Scherzoso, osservando Ida) jio. Fine ai scherzi qual novella? roM Questa è brutta. :
jiò. v’ Parla.
DA (Turbandosi) Ohimè!... . **
jio. Non temer. (A Ida) ! A ■ i
da Temo per te.
Tom E per me!...
*llO. (Con impeto) Ma di, COs’è?
Tòm Steso a terra, là sul pianò,
Spingea Cocchio ben lontano.
Un picchetto s’avanzava,
Ed appena io respirava...
Mi strisciava qual serpente Pian, pianin per iscappar.
Quando arriva a pien galoppo Un corrier, che reca avviso Deirarrivo all’improvviso A Edimburg d’un Lord tale!
Duca, dia voi, generale.
Comandante a pien potere Che può fare a suo piacere,
Chi ha un tantin di mal odore Arrestare, ed appiccar.
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24
Questo c quel che mi sta a cuore Sicché, presto, a gambe, al mar.
GlO. (Con premura) E il SUO nome?
Tom . Che so io?
Duca Argyl!.*. 4 ,
Gio. (Il padre mio !)
Ida mia!
Ida * Che vuoi?
Gio Ali segui.
Tom Sul mar ella!...
Ida E come! e il figlio ? —
Tom. Anche un figlio!...
Ida Ah! va : te salva.
Gio. E tu?
Ida Pensa al tuo periglio,
A me il cielo penserà.
Gio. Ah!... per me non v’è pietà!
Tom Ah via! presto, sono qua.
Q
a o
Ida Così doverti perdere Appena ti trovai!
Ah!... chi sa quando, misera A me pili tornerai!
Pensa a me sempre! al figlio;
Di me non ti scordar.
Addio sì vanne, salvati,
Ah! nacqui per penar!
Gio. Così doverti perdere Appena li trovai !
Ah! ti conforta, o misera,
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Me presto rivedrai.
Vivo per te, pel figlio; }
Di me non ti scordar.
Addio! sì andiain salviamoci...
Ah! nacqui per penar!
Tom Non c’ è più tempo a perdere :
Pensiamo a uscir di guai,
S’avanzan là, vedeteli...
Di smorfie basta ornai.
Restate voi col figlio,
Ch’ei fugga per tornar.
A bordo... andiam, salviamoci,
M’han fatto ben sudar.
(Ida entra in casa, Giorgio e Tom vanno sul battello, e partono)
SCENA XI.
Soldati, che aarrivano dalla collina , e si avanzano. Da varj siti escono villani e villane ; poi Patrizio con altri soldati; infine Ida e Fanny dalla loro casa.
Coro di soldati
Fra le tenebre, a quest’ora Dove mai volgiamo il pie?
Altra colpa, che s’ignora!
E il colpevole qual’e?
Chi lo sa? Dove sarà?...
N’ho la gran curiosità.
Ah! là fosse in riva al mar,
* \
Contro quei contrabbandieri...
0 nel bosco a sterminar Que’ feroci masnadieri
41
26
Oh!... ci vado con piacer.
Foco addosso a quei birbanti!... Sciabolarli quei briganti!...
Per color non ha pietà;
E a noi premio e onor sarà.
Coro di donne
(Qual rumore! ed in questore ?
Qua soldati! che sarà?
Provo un certo batticore...
A finire come andrà?)
Pat. Alto or qui.
(Va a battere alla porta della fattoria)
Tutto il Coro (Sorpresi) Là!... Ma come! la casa Del buon Anders!...
Fan. (Aprendo e colpita) E chi?... giusto cielo!
Ida (Sulla porta) L’Alderman ! . . . I soldati !...
Fan. (A Pat.) Signore...
Chi cercate a tal’ora?
Pat. Ida.
Ida (Io gelo !)
Fan. e Coro Ida!
Pat. Sì quella è V Ida !. .
Ida (Oh mio core!)
Pat. Io v’arresto nel nome del Pie.
Ida Dio !
Fan. Ida e Coro
Ma è ver? Ma almen dite ... perche?
Pat. Vi colpisce una accusa tremenda (V^So Ida) Voi non foste all’onore fedele.
Ida Ah !
Pat. Voi siete una madre crudele.
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Coro Madre!
Ida Oh angoscia!
Fan. e Coro di donne È una rea falsità. Pat. Tela tace!
Fan. E tu taci?
Coro Esser vero potrà!
Ida È fatai verità.
Pat. A celare la colpa d’amore
Ella aggiunse misfatto piu nero,
Al suo figlio... barnbin nei mistero Morte diè, madre senza pietà!
Fan. e Coro (Con raccapriccio) Ah!
Ida (Riavendosi) Qualorror !
ÌFan. e Coro E fi a ver?
Ida Non è vero
(Correndo vivamente verso il casino)
Il mio figlio... il vedrete... egli è là.
Fan. e donne
Salva tu giusto ciel, l’infelice...
Incapace di tanta empietà.
Pat. ed uomini Ed il vecchio suo padre infelie Ultim’ore di angosce vivrà.
IdA (Dal casino grida disperata) Ali !
Tutti (Verso il casino)
Qual, grido! e di lei che sarà?
IdA (Dal casino pallida e fuori di se)
11 mio figlio, il figlio mio,
Ah! chi a me, chi l’ involo?..
L’ ho chiamato invano oh Dio !
Più sua madre udir non può!
28
Tutti Cosa dice ! : . ;>
Fan. Ida mia cara! f ,5-
Ida Là riposto fu da me.
Tutti Chi?
Ida Mio figlio... oh... pena amara
Chi mel tolse? più non v’ e!
Pat. All’accusa lo vedete,
Ornai dubbio più non e.
Ida II mio figlio a me rendete...
Chi mi dice, oh ciel? dov’e?
Fan. e donne
E al dolor; che in lei vedete,
Non vorrete prestar fè?..
Pat. A Edimburgo sia guidata; (Ai soldati)
Là deciso fia di te.
Coro di soldati
^ieni, vieni sciagurata;
Innocenza vanti ancora!
Pietà implori? tu spietata!
La trovò il tuo figlio allora?
Tutto già vendetta grida,
E terribile sarà.
Cessa, taci oh matricida!
No, per te, non v’ h pietà.
Ida Innocente ed esecrata!
Infelice abbandonata!
Perdo il figlio, e il mio consorte,
Un cor piu per me non v’ ha.
Non mi resta ornai che morte,
Così vita orror mi fa !
2t)
Coro di donne ■ 1 1 >- Vanne9 vanne, sventurata;
Ti conforta, e spera ancora Solo al cielo, al ciel t’affida,
Egli avrà di te pietà.
FINE DELL’ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
SCENA I.
Una sala nel palazzo reale di Edimburgo — Dm grandi porte laterali. Una introduce al Tribuna¬ le — V altra agli appartamenti del Duca. Tavo¬ lino con ricapito per iscrivere — sedia grande , e varie altre . Porte più basse laterali.
Molti nobili, dame, militari, attendono il Duca.
Coro >3 Respira o Scozia, giubila.
33 Di gioja spuntò il giorno » D’Argyle echeggi a Ha u re « Il nome illustre intorno,
» Pace a te viene a rendere » A consolarci il cor.
>3 D’Argyle al nobil Duca >:> Pa ce ed omaggi, onor.
(Esco il Duca seguito da Patrizio.)
Duca >3 La rivolta, la guerra
33 Versar su questa sventurata terra,
>3 Cbamo, eli’ è patria mia » Tutti gli orror. Clemente il re m’invia 33 O valenti scozzesi onde salvarvi,
33 Reggervi, consolarvi,
33 Colla fé’ co’ consigli.
>3 A me intorno v’unite... tutti tigli >3 D’una patria, d’un re, spento ornai resti
31
>3 Della furia ci vii l’orribil face,
33 E torni Scozia a respirar in pace. »
(Il coro si ritira.)
SCENA II.
Il Duea e Patrizio
Pat. (Cogliam V istante.) Il primo
A respirar, Milord, e perdonato,
Fia quello sventurato
Per cui già v’ implorai. Venne smarrito
Ad affidarsi a me.
Duca Costui pugnava
Co’ rivoltosi?
Pat. Ma sott altro nome,
L’onor salvava del suo padre.
Duca E come?
Pat. 33 E questi un de’ piu degni.
J3 Appoggi de’ tre regni.
Duca >3 E che?. .
Pat. >3 Egli crede
33 Che suo figlio al presente 33 Percorre il continente...
Duca 33 Che mai dite?.. 33
Pat. E...
Duca S estuile.
o
Pat. Mil ord... io non ardisco.
Duca (Saria possibil mai!., del!..)
SCENA in.
Il E>uea, Patrizio, Giorgi© aprendo un por
la porla a destra.
Gio. (Tremo e spero.)
32
Duca Presto : questo mistero... Favellate Quel gioviti ? . . 7 1 '/ 'T Pat. Perdonate.
Dn ,ro •"$ V/; ‘ /'■
uca II suo nome r Pat. Calmatevi.
Duca : - Non posso/
E chi e?
ClO. (Avanzandosi) A ostro figlio.
1 Oh ciel ! chi vedo!
Gio. Oli padre!
Duca In quale aspetto?
Gio. A un misero perdono!
Duca Ah sciagurato!
Gio. Vittima sono d’un ardente amore.
Duca Che niun ti vegga in questo stato. Tutto A narrarmi deh! vieni in quelle stanze. L’arrivo da’suoi viaggi or annunziate (APatr., Ed il segreto a custodir pensate. (Partono)
SCENA IV.
Patrizio ed un usciere Pat. Fu dunque ritrovata
Colei che vien la pazza nominata.
» Essa fu che percossa
Da un furfanton di que’ controbbandieri w Li diè jer notte, in mano degli arcieri,
« C on Tom, il lor capo, e fuggì poi.
» Dietro le accuse, ed i confronti suoi » Il tribunal giudicherà. >o Condurla
< . (Àirusciere)
Intanto qui potete.
E l’altra sventurata! ,
^ f ttì&À :
SCENA V.
' ■' ; ■; ■ 3 3'
si-
Gio.
. < , . « ,
Giovanna e detto,
. •' \ ir i. ' -N/! ./
E che volete Da me, signori miei?.. Presto: ei m’aspatta
r«
Avrà di me bisogno.
Chi?..
- .
Pat.
Gi0, Là... zitto!
Mi par... no... no; non grida... è cheto.
i^AT’ »i i • i i È pazza.
Ah! vien la poveri Ida.
Finito n’è l’esame. Io non ho core . , C
Di vederla e parlarle. (Parte dal loco opposto) : ' (Giovanna va in un angolo, e fa col mantello la figura iTuir bambino.) i
Gio. , S’è svegliato.
Mi sorride qui, in braccia a me, carino!
Ida Qual sarà il mio destino!..
Ora là si decide. Oh Giorgio!
Gio.
Chi ha nominato Giorgio?
^DA E che? Giovanna!
Oh rossor!
Ciò. Siete voi... voi che l’ avete
Nominalo?..
[da Chi ?
Ciò. Giorgio. < •
^DA . 1 . Il conoscete?
jio. Eh! eli! sta qui da tanto tempo. toA • ; E voi
Siete là nel suo core? ' ^ ‘
jio. Oh! no, per mio dolore. E mi chiamava
Giorgio !
34
Perciò pazza mia madre, e mi batteva,
E sempre mi diceva.
Che avevo una rivale,
Che Giorgio amava un’altra :
Idv Un’altra? e quale?
Gio. Ida.
Ida Ciel!.. Ida !
Gio. La bella...
Ida Quella che?
Gio. Che... già... si quella!..
Lei... cagion de’ mali miei Giorgio me dovea lasciar.
Oli conoscerla vorrei
|
Per |
potermi vendicar. |
|
|
Ida |
Ab! se |
: voi la conosceste, |
|
No, |
che odiarla non potreste, |
|
|
Ida |
or tanto eli’ è infelice |
|
|
Che |
ne avreste ben pietà. |
|
|
Gio. |
Poverina!., oh! sì, si dice... |
|
|
Ma. |
. . s’e ver che scellerata.. |
|
|
I DA |
Non è |
vero : è calunniata. |
|
Gio. |
Oh! lo |
credo, è troppo orror. |
Ida e Gio. a 2. Un figlio, il cui sorriso Ricorda il nostro amor! Il cui gentil bel viso E una delizia ognor!
Che v’accarezza, baciavi, E in ciel vi pol la allor ! Ed una madre ucciderlo! E come si può credere?
35
Ali! no, non è possibile In madre tanto orror.
Di Dio la più bel l’opera E d’una madre il cor.
Gio. Ah! ch’io pure ho un bel bambino, Tutto lui.
Ida
Gio.
Ida
Gio.
Ida
Gio.
Ciel!
Giorgio?
Si carino.
E mio.
Ma...
Sì, sì, mio.
Io l’aspetto, oggi verrà.
Ida (Ei tradirmi! e ver sarà?)
Pat. (Entrando) Ida *. a’ giudici.
(Parte. Restano le guardie.)
Gio. Ida!
Ida Oh cielo!
Gio. La rivai tu? vieni qua, (Fermandola) Sei bella, sì bellissima .
Così tu lo seducesti
Con quel languore e smorfie
A me tu lo togliesti.
Ma adesso che l’orribile Barbarie tua saprà.
Invece quell’amabile Bambino mio vedrà.
Io salto già dal giubilo Mio Giorgio alfin sarà! Guardatela, sentitela!..
La pazza è quella là.
3Ck > .
JnAOsotsEìòrfie abbastanza misera
Non ero, o ciel, sinora? *
: il- Angosce ognor più barbare,
Piu crudi insulti ancorai..
No, Giorgio mio, non credere In me tal crudeltà :
Nè tu esser puoi sì perfido, Tradir tuo cor non sa.
Io moro... vien... confortami...
E amor sorriderà.
Tacete ornai, lasciatemi : Là ti overò pietà. (Parte)
SCENA vi.
(«iorgio nobiJmente vestito e Patrizio
Pat. Milord, sua grazia, vostro padre, a voi, Suo segretario intanto nominato,
La scelta ha confidato D’un capo carceriere :
Gin, astratto ma scosso. » Carceriere!
(E Ida...)
Pat.(.' . . » Per un simile mestiere,
>3 Piu che altro, l’esperienza è necessaria,
M La pratrica, l'estesa conoscenza >3 Delle prigion, de furbi, e scellerati M Che vi son condannati.
Grò. Ebbcn?
* >AT • c ; E appuntc
Un tal uomo or è giunto, e lo propongo . ir: A v os tra pp ro va z i o n e .
' E chi è?
37
Pat. Un famoso
Capo controbbandier! . o , vj Gio. Contrabbandiere
Pat. Jer, con vari compagni, nelle mani Cadde della giustizia.
Tom. Adagio, cani! (didentro)
Oh per mille diavoli!
Ciò. (È lui).
Pat. Sentite!
. Vien condotto al suo giudice, e sì fiero,
E impertinente ancora!
Avanti. (verso la porta).
Gio. (Ei certo non ravvisa, e allora?.,
(Siede)
SCENA vii.
Toni legato, fra soldati e detti. „
Tom Lasciatemi, vi dico.
O razza di Satan! Voi siete in tanti,
E avete ancor paura '
D’un uomo solo? Vigliacchi!
Ciò. (a Patrizio) Sia^slegato.
(E sciolto)
Tom Ah! respiro; obbligato; e...
Pat. Qui non ciarle;
Riverenza a sua Grazia ,
Il tuo giudice.
PoM (fa riverenze) Ebbene riveiltO
Mio giudice grazioso, sono ardito
Se voglio domandar per quai ragioni
Son arrestato? e poi.. .(*) Mille cannoni.
(*) (Riconoscendolo)
38
Fat. Cile c’è?
Gio. (severo) Cos’hai?...
Tom Niente... sua Grazia, oh! niente (si rimette). È un dolor... qui per quella legatura...
Ma . . .
Gio. (grave). Finiamo.
Tom (caricato). Eccellenza, stia sicura
Della mia lingua... certo... è mio dovere (Oh! un giudice. . . Milord. . . contrabbandiere' Pat. Or di costui, Milord, che far pensate?
Gio. Solo a solo con esso mi lasciate.
(Patrizio si ritira).
SCENA Vili.
Tom e CiSoi'gio
Tom Sei tu Giorgio!...
Gio. (alzandosi) Si, son io.
Tom Camerata, caro amico! (aprendo le braccia) Gio. Parla piano. Il rango mio...
Tom Dimmi un pò, di tal intrico...
Gio. Tutto al tempo ti dirò.
3 OM E il mio collo? (con premura)
Gio. Il salverò.
Ma silenzio.
Tom Ammutirò.
Gio.
Non far mai di me parola; Puoi sperar fortuna ancor. (Salvo almen fra’ mali miei L’onor sia del genitor).
Tom
Troppo cara ho la mia gola; Il segreto serbo in cor (Mai creduto non avrei Mio collega un gran signo ’
39
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Gio.
ToxM
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Diventar vuoi galantuomo?
Bel mestiere... è per ine nuovo Combinando mi ci provo, dn bel posto or è vacante.
La prigione...
Grazie tante.
La prigione manca adesso Del suo capo carceriere.
Lu erosissimo mestiere!
Ci vuol uno ardito, destro Furbo, esperto...
Son maestro... Europea già è la mia fama,
E la mia celebrità.
Sei già noto, sì, per fama,
Alta è tua celebrità.
E quest’alfa dignità?
Toglio chiederla per te A mio padre il viceré.
Che!... tuo padre!... il viceré
Camerata... oh! m’é scappata. | Eccellenza!... mio signore No... sua Grazia dia l’onore
A un suo vecchio servitore
(In atto di baciargli la mano).
Zitto!
Ma...
Basta per or.
Scusi, e l’alta dignità?
Ci sarà.
Quanta bontà !
,*J r .
40
Gio. Ma quel labbroni ,,
Tom Ammutirà.
,v.,j>vav5.'w .J*' W'-- '• ■ .-.-■v-
a 2.
■VO *
O/i < -5 ’-y»
i ! }
Gio.
r ,jiu‘ , Tom
Non far mai di me parola Ve ne dà la sua parola
Signor capo carcerier Or un capo carcerier
(Ida cara a te sen vola (Tom allegro 1 ti consola
Col mio core il mio pensier). Che fortuna! che piaceri
(parte Giorgio).
SCENA IX.
Tom e Patrizio
Tom Sarà bella allorquando
Verrò installato, c passerò a rassegna Tutta quella canaglia.
Pat? (« Tom.) Ehi! non v’è processo
Piu per te. Da Lord Giorgio nominato.. Tom Gran carcerier.
Pat.
Dal Viceré.
Sei tosto già approvato
Tom
Pat.
\
Sua Grazia.
Attenderai
Qui gli ordini immediati pel tuo grado (parte)
SCENA X.
Tom indi Giovanna Tom Benone, a gonfie vele!..
Gio. (di dentro) Vado, vado.
Vi ringrazio, Milordi.
Tom (volgendosi) Questa voce...
La pazza!.. E se lo vede,., oh! freschi allora! GlO. (riverendo goffamente).
Oh! voi! qui.. Pom? buongiorno e vivi ancora?
Tom
41
OA
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Gio.
Tom
Son vivo... sano... e spero..,
Bile, e dei mio bcll arntòóf »UP
‘ s à Ali che ci siamo!
Chi?
Il sapete colui che amo, e tanto bramo Il mio Giorgio?
E scappato. ^
Sì allor con voi,
Ma voi siete tornato,
Ed egli? ancor noi vedo.
\ erra da voi, aspettarlo qui lo voglio Vederlo...
(Ohimè che imbroglio!)
}
Gli mostrerò suo figlio...
Gio.
Tom
Gio.
Tom
(Un altro Aglio !.. < Bravo... evviva sua Grazia!)
Lo vedrete. » Il suo viso... le sue forme. « Tutto lui!., caro...
Ma...
Qui zitto., ei dorme. Chiudi ai sonno i dolci rai,
Caro oggetto del mio cor!
Con me sempre tu starai.
Sarai solo il mio tesor.
Tu sei mio... si per me sola Sarai primo e solo amor;
Vieni o caro; mi consola Ch’io per te riviva ancor.
S’allontani, ma di gente ' *
Già s’ iti grò orbano le sale,
Ad udir del tribunale
■tì
42
La sen lenza accorrerà E sua Grazia?., e quella là?
SCENA XI.
Coro
Coro Adunati colà adesso
Stanno i giudici a consesso Della giovane accusata Il destino qual sarà Donne Cosi bella, sì gentile,
Di sua vita nell’aprile!
Coro Alle incaute, sciagurata,
D’alto esempio servirà.
Donne Ma tradita sventurata,
Forse merita pietà.
Coro Dov’e il figlio?.. La spietata!..
No, non merita pietà.
GlO. (cantando come cullasse un bambino).
La la ra là, là là là.
Coro Ma quel canto! — cbi osa tanto? Tom E una pazza, clic sia là.
Gio, Ab! son pazza? si vedrà, (si avvia). Vieni, o caro...
Tom Ah! va; respiro...
SCENA NII.
Giorgio affannose t
Gior.
Gio.
Gior.
Tom
Tom la misera!
All ! (cade in braccia di Tom)
Che miro!
(Or ci siam!... Pur è bellina!)
43
Gior.
Gio.
Tom
Gio.
Gior. Contro me tutto combina!
Gio. Che m’avvenne? (Tom si libera)
Gior. Tom e Coro.
All! questo suono., (suon di trombe).
La sentenza..
Come tremo!
Tom e Coro
La sentenza or sentiremo.
Lo vedeste?
Chi?
Ei passò?
Tornerà, 1 aspetterò, (siede in un canto).
Gio. Tom e Coro Ma già il Duca a noi s’appressa;
Ha la pena in viso impressa.
SCENA Nili.
Il Duca e detti
Gio. Padre... ebben!.. qual’è sua sorte? Duca Lodi!... e piangi... (s’odono i tamburi). Gior. ' Ali! morte!...
Tutti Morte
SCENA XIV.
Ida s’avanza, riconosce Giorgio, ed è colpita, j
Coro Ida viene,
Ida Cieì chi vedo!
Gio. Giorgio dov’è?
Egli è mio, sì, per me sola, (cantando) Tu il mio primo e solo amor.
Tutti È pazza !
44
|
Tom |
Zitto! |
|
Gm. |
È mio. |
|
Ida |
Che intendo? |
|
Tom. |
Andiana. |
|
Gior. |
Frenetica. |
|
Ida |
Tradirmi! ’ |
|
Duca |
Figlio! |
|
Gior. |
Ali! no. |
|
Gio. |
No, no. |
|
Gior. |
In quest’ora tremenda, suprema |
Il mio labbro mentire non può.
Sei una sposa, la prima l’estrema Pura fiamma che amor mi destò.
In quell’urna che a te si prepara Giuro, o cara eh’ io pur scenderò. Gio. Quanta genie! quai voci! quai pianti!
Quei ch’io cerco non scorno fra tanti Ed in mezzo a sì cupo frastuono Abbandono il mio tenero amor. Poverino! tacete... lasciate...
Non turbate il suo dolce sopor.
Ida Una prece io li porgo: è l’estrema,
Là sul palco al mio fianco t’avro. Quando giunta sia l’ora suprema Il mio sguardo su te poserò.
E tranquilla volando nel Cielo,
Sposo mio ad attenderti andrò.
Tom Voi che fate alle donne i cascanti,
Voi che rella porgete agli amanti} Imparate da questo frastuono Quali sono i bei frutti d’amor.
45
Questa è pazza. Vien meco, sta buona* Non ti lascio... e quest’altra sen muor. Duca Poni un freno agli insani deliri : (a Gior.)
Ove sei, chi t’ascolta non miri? ■ ,ri Vuoi tradirli, vuoi perderti appieno? Salva almeno — del padre l’onor.
Coro Sulla fronte del giudice stesso
Vedi impresso — l’interno dolor.
Duca Guardie, olà! quell’infelice Al suo carcere traete :
Voi seguirmi ora dovete.
Gior. Padre! è troppo crudeltà!
Non sperar ch’io l’abbandoni,
In sì orribili momenti,
Sol contorfo a’ suoi tormenti Resta a lei la mia pietà.
Duca Non più, cessi ogni dimora.
Obbedite : (ie guardie accerchiano Ida).
Ida Eterno Iddio!
Nel pensar dove m’avvio
Gel mortai m’ingombra il cor. (A’ soldati)
Voi reggetemi.
(Nel volgersi è vista da Giorgio.)
Ciò. Ove vai
Così mesta e sconsolata,
Tutta al pianto abbandonala,
Tutta assorta nel dolor?.
Forse cercavi qui
Il tuo perduto amor?
Noi ritrovasti? Di’?
E perciò piangi ancor? , i: *
46
Ma non ti lascio, o cara.
Sola in sì acerbo stato.
Ti fogge il mondo ingrato,
Io staio ognor con te.
Della tua sorte amara Io mi farò compagna Ovunque volga il pie. (l’abbraccia).
Duca Le separate. (i soldati cercano staccarli).
Gio. È inutile.
Ida Vanne infelice, lasciami.
Tatti (Chi può frenar le lagrime).
Gio. Io voglio star con te.
Gio. Ida e Coro (cadono ginocchioni)
Oli ! ciel clemente, bontà infinita !
Tronca lo stame di questa vita;
È troppo atroce tanto soffrir.
Io non sospiro che di morire,
Concedi all’alma, che spieghi i vanni Dove agli affanni tu dai merce.
Tatti Oh ciel possente, al lor soffrire A lor martire — dona merce.
(Giorgio è strascinato dal Duca. Patrizio stacca Ida c Giovanna c le guardie la portano semiviva in prigione).
FINE DELL’ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
SCENA I.
Cortile delle prigioni . Porta grande ferrala , da un lato. Due rozze tavole e varie panche di legno. * — Prigionieri , tutti in giuochi occupali. — Due di essi vincono , si alzano , e versano liquori.
Coro Canta, canta o prigionier
Al bel suono del bicchier Sempre allegro e fermo il cor.
Doman forse... chi lo sa!
Un di noi su in alto andrà.
E destili; si nasce e muor;
Dunque, fin che siam quaggiù,
Alleg ria, facciam giù giù.
SCENA IL "
Tobìì eia carceriere e detti.
Tom Bravi! allegri, sù, giù, giù.
Coro Oh! il novello carceriero Che si dice tanto fiero.
Tom Seguitate...
Coro Ah! Tom!.. Tu!., e vero?
Tom Si... ex colleglli.
Coro Oh che piacer!
Tieni... a te : con noi giù, giù.
Tom (Tentazioni) Non bevo più.
Coro Di natura hai tu cangiato?
48
Tosi Son adesso un uom di stato :
Ho bisogno di mia testa;
Ho giurato ed abjurato E scordati tutt’ i fu.
Coro E scordar ti puoi di noi?
De’ tuoi bravi o fidi amici?
Ah ! ricordati quell’ore Così libere e felici,
Che del rhura infra il vapore... Or, danzando colle belle,
Or, cantando e gavazzando,
Ci scuotean le sentinelle Co’ lor fischi, e allor, laggiù : Botte, addosso al legno, e su!
E i delusi doganieri,
Che resta van brutti là. (Ridendo)
Ti ricordi?
loF.l (Come per domandar da bere)
Un bicchier. Vi canto qua. Contrabbandici*, al mare, al mar. Lascia di ber, di folleggiar.
Non li doler, non sospirar,
S’ hai da lasciar cara beltà :
Sien tuoi pensier’ prede e valor L’ora verrà poi deiramor... Contrabbandici*, al mare, al mar. Ma la notte e cupa ornai;
Forse ronda è a noi vicina.
Se t’arresta, tu lo sai.
Qual cravatta ti destina.
Schioppo e sciabla addirittura;
f
- 49
Fuoco! dadi con bravura.
:...o
a
Morti là da nostre mani Questi cani han da restar.
Tom Zitto! ora è già di ritirarsi, entrale Ne’ vostri appartamenti.
Ci conosciamo.
Coro Ma...
Tom Siate prudenti.
(I prigionieri si ritirano.)
SCENA III.
Tom e Giovanna, bizzarramente vestita.
và
Tom Oli! ancor qui urfaltra conoscenza!
Gio. \ M’ hanno
Già messa in libertà. Tornano adesso A condurmi qui dentro? E poiché mai?
Tom >:» Perchè altro tu non fai
Gio. Non per me >
T om >-> Ah sciagurata !. .
(Ecl io quella infelice avea scordata!) (Parte) Gio. Oh! qui è bello!, .è ben meglio, clièquel vecchio Edifìzio ne casca!.. Non v’ è specchio Per agiustarmi un poco.
SCENA IV.
Giovanna, e Giorgio, ed il portachiavi.
GiOR.La di lei stanza?.. Ah! eli’ io
■ ■*»
(Il portachiavi gli accenna l’adito a sinisira, c parte.)
Qui Giovanna? . J Gio. (Volgendosi) Giovanna! , ...
Eccola! chi la chiama? (S’avanza)
Gior. Ella qui ?
Gio.
Ili ■ V
5°
{•Un gran signor!)Da tue che brani*, i AW Ah ! adesso indovino, ou>
E per la cerimonia; ella è il padrino.
Gior. Ma... Giovanna...
o i
Gip. r ... Milord, mi favorisca
La di 1 ei man, la prego.
Gior. (Piu non mi riconosce.)
Gio. , Lo vedrete
Come bello il mio figlio.
GlOR. (Ad alta yocg)
Gio.
Un figlio!
Oh! Dio.
Voi mi fate paura.
Cior. Perdonate
Ditemi : questo figlio ...
Gio. Io gli formai
La culla d’un panier... La sua coperta Di cortina di seta, e gli dici nome Il piu caro del mondo : Giorgio.
Gior. E come?
Gio. E allor che il padre suo farà ritorno Io gli dirò : Tien, vedi Qual cura io presi del bel bambolino,
Che m* inviasti un dì nella capanna Di mia madre.
Gior. (Che intendo! Ida in giudizio
Depose in fatti... Oh ciel!.. Se da un indizio S’attaccan gl’infelici
A un’ombra di speranza.*.) Quel ohe dici Di quel figlio , i ;
Gio. Parlate pian se ancora v y >
Mei tornano a rapir?..
51
Gior
Gio.
Gior.
Gio.
Gior.
Gio.
Gior.
Gio.
Gior.
Gio.
Gior.
V 'S?
; ■ ' : \ \ -r w v j »'v ì ' . . ; v.» - j.' f
. ? * i iì i>3 >- i \ ì ìs? ;.j j*
Glie?
'.UÀ
Me P lian fatta, ma io... Ripresi il mio bambin.
«oiO
V ? •> V i ,
Un'altra volta
Tuo i
(Se fosse il mio!) Giovanna... Questo figlio!..
Guidami a lui... Dov’ è?
Oh ! volgi a me quel ciglio, Ravvisa Giorgio in me. Lasciatemi... Voi Giorgio!..
o
Volete voi burlar.
Sì fiero? con que’ begli abiti? No, no, non si può dar.
Ah un lampo di ragione Le ridonasse il cielo!
Giorgio era buon, sensibile,
Ma fu per me di gelo. M’ascolta...
Non sei lui.
Mi guarda...
No, no, no.
Voi quell’aria non avete Così dolce, interessante; Quella voce sì toccante Che diceva in que bei dì :
Mia Giovanna a te son caro, Marnerai tu ognor così.
Odi ben, per uri momento Come il tuo diletto amante Colla voce sua toccante l Ti diceva in cpiei Jìèi dH il
52
Gio.
Gior.
Gio.
Gior.
Gio.
Gior.
, Mia Giovanna, ti sono caro, tramerai tu ocnor cosi. r „
4 1 V ?:tt ' ’ ■ ' '' . . S< '
Ali mt parve. w
' ” TVT- !"iT ]‘0
Mi conosci:
Quésta voce sì toccante!
Ali! mi guarda...
Qual sembiante Gosì dolce tutto amor !
Ah Giovanna!., è d’altri il cor?.
Gio. e ì$\
( s)OR.
ci 2.
, e ia voce del mio bene.
E il mio Giorgio eli io rivedi? Ei che a rendere mi viene
Gior.
Gio.
Gior.
Gio:
Gio^r.
t ' \r ’ 1
Gio.
Gior.
Gio.
, rs .
Coro
li piacer di quei bei dì.
Ed intanto...
Ali! più non bramo!
Mi dicevi...
Quanto io t’amo!
Mi riparla del fanciullo...
Zitto! è ver ... già... mi rammento Ebben, dimmi...
Sì, un momento..
(Voci di fuori sulla piazza.)'
É già l’ora, che si fa?
E la rea non viene ancor?
Non v e grazia, npn pietà.; Alla morte : b troppo orrori Gior. Qu ai grida!
Gio. (Alterandosi) • ' Queste voci !
T - * , .1 . • I *
GYm?r - Guido ripln t
V
li
»'wK A-
9 •
53
Vengon..* eccoli!
Gior. 0 periglio!
Gio. Vuol rapirmi ancor tuo tiglio?
Gior. (Ali! ritorna a delirar!)
Gio. Tien... l’ascondi... il dei salvar.
Gior. Oh momento di supplizio Più crudele delia morte!
Dell’orribil nostra sorte,
Abbi tu gran Dio pietà!
GlO. Quei là gridano supplizio!..
Un bambini ... si vuol sua morte. Dell’orribile sua sorte,
Abbi tu gran Dio pietà !
Vien, da te si salverà.
Coro di fuori
E già l’ora del supplizio !
Dei colpevol giusta sorte.
Non v’è grazia : a morte! a morte!
Troppo è rea : non v’è pietà.
, (Giorgio è trascinato via da Giovanna)
SCENA ULTIMA.
Tom accorrendo in disordine con una sciabola in mano. Si ode suonare all’arme la campana del comune.
Tom Salva ! salva ! al foco ! al foco !
Oh ! qual (rama ! i carcerati Fuoco han dato alle prigioni ...
Ah ! canaglie ! sciagurati !
Ma l’avra n da far con me. (parte)
La scena cambia a vista, e rappresenta la piazza di Edimbur» burgo, rischiarata dall’incendio, ed affollata di gente. Nel
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fondo si vede la torre. Le fiamme arrivano alla piccola scala interna che è di legno. Il tetto è pure acceso. — * Ida sul davanti della scena, circondata da guardie. — Giorgio, Tom, il Duca, giungendo successivamente.
Coro La vedete l e giunta in cima.
(Accennando Giovanna che si trova sul tetto.)
Ciel ! l’aiuta in tal periglio.
Giov. Prendi, o Giorgio, e sangue tuo !
(Gridando dallato, e tenendo un paniere di giunchi, a guisa di cuna accomodato.
Gior. Che mai disse ? >
IdA (Prostrandosi sulle ginocchia, e gridando)
Oh ciei ! mio figlio !
(Giovanna taglia con un coltello la corda della campana del comune che si vede attraverso delle aperture della torre; vi attacca il paniere, e lo raccomanda lungo il muro esterno, scansando i finestrini donde scappano le fiamme.)
Coro La sua mano, o ciel tu guida !
(Tutti s’inginocchiano )
Tu proteggi l' innocente!
Ah! egli è salvo... oh ciei possente!
Gio, Io tei tolsi : il rendo a te. (Ad Ida dall’alto)
(Mei mentre, che tutti pregano il cielo, Ida con certezza si av¬ vicina alla torre, ed appena la cuna è giunta al basso, essa la discopre, e getta un grido di gioia. Il Duca tiene affer¬ rata la mano del figlio, ed apre le braccia ad Ida. Giovanna intanto in mezzo alle fiamme incrocia le braccia, come ras¬ segnata alla morte.)
QUADRO GENERALE, E CALA IL SIPARIO-
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